1) Che cos’è l’Alzheimer?

È una malattia neurodegenerativa dovuta all’accumulo nei neuroni sopratutto della corteccia di due proteine anomale (amiloide e Tau) che portano a morte i neuroni.

2) A che età inizia a manifestarsi?

L’età avanzata è il maggior fattore di rischio: il 6% dei pazienti ha oltre i 65 anni; il 40% oltre i 90 anni; ma esistono anche forme giovanili geneticamente determinate con inizio a 30-40 anni.

3) L’Alzheimer può manifestarsi insieme ad altre demenze senili? Quali?

Si può associare alle patologie vascolari legate a danni ischemici o emorragici macroscopici e microscopici (demenza mista degenerativo-vascolare).

4) Quali sono le cause che determinano la malattia?

Sono ignote salvo le forme giovanili genetiche; si ritiene che invecchiamento e tossici ambientali favoriscano l’accumulo delle proteine anomale citate.

5) Ci sono persone predisposte a sviluppare la malattia?

Chi ha familiarità per la demenza.

6) Ci sono sintomi o campanelli d’allarme he avvertono che si sta sviluppando la malattia?

Il disturbo della memoria o del linguaggio (non trovare una parola) e anche perdersi per strada sono spesso sintomi precoci.

7) C’è una predisposizione genetica alla malattia?

I portatori omozigoti della apolipoproteina. E epsilon4 sono a maggior rischio (l’apolipoproteina E è una proteina plasmatica coinvolta nel trasporto del colesterolo).

8) L’Alzheimer è una malattia ereditaria?

Le forme giovanili sono ereditarie.

9) Ci sono farmaci che la possano bloccare o ritardare?

Non ci sono farmaci al momento disponibili, ma questa è la speranza di circa 10 studi clinici internazionali su altrettanti farmaci che sono attualmente in corso.

10) Esistono forme precoci come nel Parkinson?

Sì, quelle genetiche.

11) Quale medico individua la malattia?

Il neurologo ma anche medico di famiglia o geriatra.

12) Quali esami servono per accertare la malattia?

Test neuropsicologici che misurano memoria e altre funzioni cognitive, risonanza magnetica cerebrale, PET per amiloide (prima dei 70 anni) o con FDG (una sostanza lievemente radioattiva infusa per vena).

13) Esistono attività che in qualche modo possono aiutare a prevenire la malattia?

Tutte le attività fisiche, cognitive e sociali possono dimostratamente rallentare la malattia.

14) Quale è il modo migliore per i familiari di un paziente di Alzheimer per assisterlo?

Assicurargli affetto, vicinanza, flessibilità, vita regolare e senza stress

15) Quali supporti garantisce il Servizio sanitario nazionale ai malati di Alzheimer?

Quelli usuali per l’assistenza medica più quelli socio assistenziali come RSA, centri diurni,assegno di accompagnamento.

16) Se una famiglia ha un malato a carico, l’Asl passa un infermiere a domicilio o altre forme di assistenza?

La demenza rientra nelle patologie croniche e può usufruire di assistenza domiciliare.

17) Esiste un test che consente di individuare chi può sviluppare la malattia?

La scienza moderna ha determinato che per anni la malattia c’è ma non si vede; poi arriva la demenza che si vede e si diagnostica anche solo clinicamente. Con l’esame del liquor cerebrospinale che si fa ormai ambulatorialmente si può fare una diagnosi preclinica (di malattia di Alzheimer prodromica),in assenza di sintomi e ovviamente a maggior ragione una diagnosi di Malattia di Alzheimer con demenza quando i sintomi di demenza son ben presenti.

18) Esiste una “pre-cura” che consente a chi risulti predisposto di non sviluppare la malattia?

Sì ma è ancora in fase sperimentale:nello studio sperimentale EARLY in corso a Pisa viene fatta una PET Amiloide a persone sane ultrasessantenni: se l’amiloide è presente nel cervello si propone alla persona un farmaco da assumere per 4 anni nella speranza di evitare ulteriore accumulo di questa proteina.